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Mostra dei Calchi

Testo: Mostra dei Calchi Sotto la Piramide dal 27 Maggio al 02 Novembre 2015.


 

Nel 1863 l’allora direttore degli Scavi, Giuseppe Fiorelli, ebbe l’eccezionale intuizione di riempire con gesso liquido gli spazi vuoti che emergevano sotto la cenere, dovuti al disfacimento della materia organica.


"La più fortunata delle sue invenzioni fu la immagine autentica che diede della catastrofe vesuviana per cui questi rivivono nelle forme e nelle contrazioni della loro agonia” scrisse a tal proposito l’archeologo Giulio De Petra.

Lo scrittore Luigi Settembrini aggiunse:
“È impossibile vedere quelle tre sformate figure, e non sentirsi commosso. Sono morti da diciotto secoli, ma sono creature umane che si vedono nella loro agonia. Lì non è arte, non è imitazione; ma sono le loro ossa, le reliquie della loro carne e de' loro panni mescolati col gesso: è il dolore della morte che riacquista corpo e figura... Finora si è scoverto templi, case ed altri oggetti che interessano la curiosità delle persone colte, degli artisti e degli archeologi; ma ora tu, o mio Fiorelli, hai scoverto il dolore umano, e chiunque è uomo lo sente”.

I calchi selezionati per l’intervento di restauro, previsto nell’ambito del Grande Progetto Pompei, sono in tutto 86, provenienti dai vari edifici dell’area archeologica e dai depositi della Soprintendenza. Tra questi anche il calco umano conservato presso i magazzini dell’Opera del Santuario della Beata Vergine di Pompei, arrivato lì per motivi ignoti e i calchi del cane, del maialino e l’impronta di testa conservata nell’Antiquarium Nazionale di Boscoreale. Ben 20 calchi, tra quelli restaurati, saranno esposti in occasione della mostra “Pompei e l’Europa. 1748-1943”, in programma dal prossimo 26 maggio.

 


L’intervento è finalizzato alla conservazione e alla resa estetica dei manufatti e si articolerà nelle seguenti fasi: pulitura, consolidamento, integrazione e protezione del manufatto.
Si tratta del primo intervento di restauro, nella storia degli scavi di Pompei, condotto contemporaneamente su un numero così elevato di reperti. L’intervento vuole essere non solo recupero della materia, ma soprattutto occasione per approfondire i vari livelli della conoscenza dei materiali organici - quindi dell’uomo colpito dalla tragedia vesuviana - che rappresentano in assoluto un unicum.

Il progetto di restauro interessa molteplici interventi articolati su più livelli e vede coinvolti archeologi, restauratori, antropologi, radiologi, ingegneri per rilievi scanner-laser e un tecnico di cartografia ed informatica. L’attività dell’antropologo, in particolare, al fine di delineare un profilo bioantropologico e genetico individuale, sarà di supporto al riposizionamento delle parti anatomiche da ricostruire, e suggerirà nel contempo le più adeguate indagini conoscitive biologiche, biochimiche e chimico-fisiche.

Il cantiere è allestito prevalentemente, presso la sede del Laboratorio di Restauro della Soprintendenza e nell’adiacente area dell’Insula Occidentalis, con ulteriori cantieri in situ presso l’Orto dei Fuggiaschi e nei pressi di Porta Nocera.

Saranno realizzati un video documentario didattico-scientifico e un volume al cui interno saranno inserite le schede conservative di tutti calchi, e i risultati delle indagini RX e DNA per meglio conoscere l’uomo che si nasconde nel gesso.
I rilievi scanner-laser di tutti i calchi, ricavati con tecniche digitali d’avanguardia, permetteranno una visione tridimensionale di grande impatto che consentirà di leggere le variazioni nel tempo dello stato di conservazione. Inoltre, in scala 1:1, attraverso l’impiego di sensori per la lettura tridimensionale della superficie, verranno a breve prodotte dieci repliche di calchi.

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